SMART WORKING VS BACK TO OFFICE

Ma cos’è lo smart working o lavoro agile?

Si tratta di una nuova modalità di lavoro subordinato per cui le mansioni sono svolte in parte in ufficio e in parte al di fuori di esso, senza una postazione fissa, con i soli limiti di orario giornaliero e settimanale. Si basa sull’uso di tecnologie digitali che garantiscono una connessione costante con colleghi e clienti e su un’organizzazione orientata ai risultati più che alle ore trascorse in sede.

Introdotto in Italia nel 2017 per aumentare la competitività e favorire la conciliazione vita-lavoro, lo smart working ha conosciuto una forte diffusione dal 2019 con la pandemia di Covid, che lo ha reso essenziale per garantire continuità operativa quando gli uffici non erano frequentabili. 

Oggi pare essere di fronte ad un bivio: da un lato i lavoratori che, dopo averne sperimentato i benefici, continuano a preferirlo; dall’altro le aziende che, invece, stanno puntando ad un ritorno in ufficio. 

I Vantaggi

Tra i vantaggi per le aziende ci sono maggiore produttività, grazie all’organizzazione più efficiente del tempo, e riduzione dei costi operativi per la gestione degli spazi, grazie alle minori presenze in sede.

D'altro canto, offre ai lavoratori la flessibilità necessaria per conciliare più facilmente impegni personali e professionali e ridurre lo stress da spostamento. Inoltre, dà maggiore autonomia e responsabilizzazione, rafforzando  il senso di fiducia e consapevolezza dei propri risultati.

Infine, lo smart working porta un vantaggio anche all’ambiente: lavorando da casa, si riducono gli spostamenti in auto con conseguente diminuzione di traffico ed emissioni di CO₂.

Gli Svantaggi 

Per le aziende emergono problemi legati alla sicurezza informatica e alla protezione dei dati, che richiedono investimenti in cybersecurity e formazione digitale. Inoltre, ai manager è richiesto di gestire obiettivi e performance con modalità nuove: senza adeguata preparazione si rischia poca supervisione e scarso supporto oppure, al contrario, eccesso di controllo. L’assenza di interazioni spontanee e confronti informali può anche ridurre collaborazione, innovazione e creatività dei lavoratori.

Per i lavoratori nasce un senso di isolamento e solitudine, oltre alla difficoltà di separare vita privata e lavorativa, con conseguente rischio di sovraccarico di lavoro, stress e burnout. La maggiore autonomia, infine, non sempre è percepita come un vantaggio: per alcuni può tradursi in ansia da prestazione,  senso di abbandono o carico eccessivo di responsabilità.

Infine, per l’ambiente, se da un lato diminuiscono gli spostamenti casa-lavoro, dall’altro aumentano i consumi domestici (connessione, riscaldamento, climatizzazione), spesso a carico del lavoratore. L’impatto ambientale, quindi, non scompare ma si ridistribuisce e si frammenta.

Perché le aziende tentano il back-to-office

Visto come una risorsa durante la pandemia, oggi lo smart working diventa quasi un ostacolo per le imprese. Infatti, molte grandi aziende, come Amazon e Stellantis, stanno eliminando o riducendo le possibilità di smart working per i propri dipendenti.  Le motivazioni di questo cambio di rotta dipendono dalle diverse aziende, ma si possono evidenziare alcune ragioni condivise:

  1. Collaborazione e innovazione: Secondo molte organizzazioni, il lavoro in ufficio favorisce le interazioni faccia a faccia, considerate più efficaci per affrontare temi complessi e alimentare creatività e innovazione attraverso lo scambio spontaneo di idee.

  2. Cultura aziendale e senso di appartenenza: Nelle realtà orientate a valori, missione e identità condivisa, la presenza fisica diventa uno strumento chiave per rafforzare la cultura aziendale. Inoltre, l’integrazione nel team di nuovi dipendenti risulta meno efficace se effettuata a distanza. 

  3. Gestione e monitoraggio delle performance: Nonostante le tecnologie disponibili, alcune aziende esprimono dubbi su produttività, qualità del lavoro e rispetto delle scadenze in modalità remota. L’assenza di supervisione diretta può causare calo di coinvolgimento o distacco dagli obiettivi.

  4. Confine tra vita privata e lavoro: La flessibilità può trasformarsi in sovrapposizione tra sfera personale e professionale, con il rischio di overwork. 

Ma cosa ne pensano gli smart worker?

Secondo uno studio dell’Osservatorio sullo smart working del Politecnico di Milano il 73% degli smart worker non accetterebbe la decisione dell’azienda di ritornare in ufficio e cercherebbe di contrastarla oppure di cambiare occupazione.

Noi abbiamo sentito anche l’opinione dei nostri coworkers, che hanno iniziato a lavorare da remoto proprio a causa della pandemia. Essi confermano da un lato le preoccupazioni delle aziende, ossia che lo smart working, soprattutto quando svolto interamente a casa, può generare un forte senso di isolamento: si avverte la mancanza del confronto con i colleghi e anche dell’abitudine di uscire di casa per recarsi al lavoro.

I coworker sono concordi sul fatto che la soluzione migliore sarebbe una modalità ibrida, quindi in parte svolta in ufficio e in parte in smart working, così da non perdere la routine, le occasioni di confronto e socialità con i colleghi, ma nemmeno la flessibilità che lo smart working consente di avere. Le opinioni all’interno del coworking, sono contrastanti per quanto riguarda la reazione ad un’eventuale eliminazione dello smart working: chi sarebbe assolutamente contrario e chi, invece, lo accetterebbe, ma sarebbe necessario molto tempo prima di riprendere i ritmi più rigidi del lavoro d’ufficio.

Smart working e Coworking

Secondo noi una soluzione ci sarebbe e, anzi, già si applica!

Lo studio Did remote working push the growth of coworking spaces? The Italian cities case study evidenzia che, con la pandemia e il boom dello smart working, in città i coworking hanno favorito il bilanciamento vita-lavoro, mentre nelle aree non urbane sono nati nuovi spazi per ospitare nomadi digitali.

La crescita degli smart workers ha trainato la domanda di coworking e sono proprio quelli come Ground Control a poter fare la differenza. Questi luoghi offrono condivisione di spazi e servizi, facilitando le interazioni sociali e lavorative e alimentando scambi di idee e confronti che sviluppano la creatività. Chi entra in un coworking diventa membro di una community affiatata che riduce l’isolamento e la solitudine del lavoro a casa e permette una separazione spazio-temporale tra vita privata e lavorativa, evitando il sovraccarico di lavoro e il burnout. 

Tutto ciò ha, ovviamente, dei benefici sul benessere dei professionisti, che continuano a lavorare in un ambiente in cui si sentono a loro agio, magari raggiungibile più rapidamente rispetto al posto di lavoro e che stimola innovazione e socialità, con effetti positivi sulle performance.

Quanto detto non è solo teoria: gli smart worker di Ground Control, infatti, confermano che il coworking è essenziale per mantenere routine distinte, ma soprattutto per creare reti collaborative e costruire relazioni che vanno oltre il semplice rapporto professionale.

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