PERSONAL BRANDING

Al giorno d’oggi, in un mondo digitale che cambia sempre più velocemente e richiede conoscenze sempre nuove, la competizione per trovare lavoro è spietata. Oltre a competenze, qualifiche ed esperienze quello che definisce una persona col passare del tempo è il proprio Personal Brand.

Cos’è il Personal Branding e a cosa serve?

L’espressione inglese può essere tradotta in italiano come “marchio personale” e indica l’insieme delle strategie per la gestione della propria immagine professionale, al fine di promuovere sé stessi, le proprie esperienze e le proprie competenze.

Attraverso la promozione della propria immagine e reputazione si può catturare l’attenzione di datori di lavoro o clienti e costruire opportunità di carriera. Lo scopo è distinguersi dalla concorrenza e creare un’immagine positiva di sé nella mente delle persone, esattamente come accade per un prodotto o un’azienda.

Il personal branding, quindi, è un processo attraverso il quale si mettono in risalto i propri punti di forza, conoscenze e competenze, ma anche valori, cultura e tratti che ci differenziano da tutti gli altri. Tale processo punta alla creazione di un’immagine autentica e riconoscibile di sé, comunicando chiaramente agli altri il valore aggiunto che si può offrire.

Nella pratica, quindi, il personal branding misura quanto una persona è apprezzata nel contesto in cui opera. Questa altrui percezione si può però costruire o modificare, agendo sulla propria reputazione e visibilità, sia online che offline.

Come si crea una strategia di Personal Branding?

Per iniziare a delineare una strategia può essere utile seguire alcune fasi:

  1. Identità: prima di tutto è necessario capire chi si è, cosa si fa e dove si vuole arrivare. Si parte dalla comprensione della propria personalità, dei propri valori e delle caratteristiche su cui puntare per differenziarsi dalla massa. Richiede una riflessione profonda su di sé, sulle proprie passioni, punti di forza e sugli obiettivi delle nostre attività.

  2. Situazione di partenza: capire quale immagine e che reputazione abbiamo costruito, online e offline, finora. Durante questa fase, si devono comprendere l'ampiezza della propria visibilità legata a certi argomenti o settori e come gli altri ci percepiscono, controllando feedback, recensioni e commenti.

  3. Ideazione della strategia: si inizia definendo gli obiettivi e come questi devono essere valutati per capire poi quanto e come modificare la propria identità attuale.Si devono poi prendere una serie di decisioni riguardanti i social e le piattaforme da utilizzare, quanto tempo dedicarvi, a che pubblico rivolgersi, come differenziarsi dalla concorrenza.

    Infine, è necessario stabilire una netta separazione tra contenuti che devono rimanere strettamente privati e argomenti che riguardano la sfera professionale, ricordando che se si vuole costruire una certa immagine di sé non si è sempre liberi di pubblicare ciò che si vuole o ciò che si pensa.

  4. Ottimizzazione: questa fase riguarda il modo in cui si raccontano la propria storia, i propri valori e i propri principi. Questo racconto deve essere semplice, naturale e autentico, così come deve esserlo il tono con cui viene raccontato, al fine di generare fiducia e credibilità in chi legge o ascolta. Scegliendo poi attentamente i contenuti affinché siano coerenti col profilo che si vuole creare e anche tra i diversi canali di comunicazione, si riesce a creare una presenza riconoscibile e unica.

Conclusioni

Il personal branding, come abbiamo detto, è un processo e come tale è in continua evoluzione. Perciò, il lavoro non finisce con la definizione della strategia, al contrario. È un progetto che richiede impegno e costanza, attenzione nella selezione dei contenuti affinché siano coerenti e di valore, capacità di monitorare i risultati ottenuti al fine di migliorarsi continuamente.

Da tenere a mente è poi il fatto di non limitarsi solo alla gestione di social e blog, ma curare anche curriculum, lettera di presentazione e biglietti da visita, perché la reputazione e l’immagine che diamo agli altri non si crea sono online. Infatti, un strumento del mondo offline molto importante da considerare è il passaparola: la soddisfazione dei clienti può a generare un effetto a catena positivo per diffondere ciò che siamo e che facciamo.

In conclusione, il personal branding richiede dedizione e cura nel tempo. È fondamentale avere una chiara consapevolezza della propria identità, produrre contenuti di qualità e instaurare un dialogo con il proprio pubblico, al fine di costruire una reputazione solida e duratura.

Autore: Andrea Gasparetto

Fonti: Randstad, Insiede Marketing, Marketing Espresso

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