L'IA: OCCIDENTE VS. ORIENTE
Oggigiorno, una delle tematiche più dibattute riguarda la tecnologia dell’Intelligenza Artificiale, il suo uso e la sua applicazione. Con la sua presenza in innumerevoli settori è difficile evitarla o non farsi un giudizio, positivo o negativo, su di essa. Ma, come vedremo in questo blog, vi è una notevole differenza di consapevolezza tra l’Occidente e l’Oriente. Proviamo ad analizzarne le differenze e a scoprire le motivazioni e le influenze di tali percezioni.
I dati
Secondo i dati di Ipsos (2026), più dell’80% della popolazione dei paesi del Sud-Est asiatico considera l’IA in modo positivo e ottimistico. Seguiti poi in classifica da Cina (~70%-80%), Singapore (~70%) e Corea del Sud (~70%-60%). Infatti, la maggioranza dei paesi asiatici registra un tasso di entusiasmo superiore alla media globale, che oscilla tra il 50% e il 60%. Collocandoli quindi in cima alla classifica. Invece, nei paesi occidentali rintracciamo la tendenza opposta, soprattutto tra i paesi europei, che presentano una percentuale molto più bassa rispetto alla media globale. Ad esempio, in Italia si riscontra una forte diffidenza nei confronti dell’IA; infatti, i dati mostrano che solo all’incirca il 50% della popolazione mantiene fiducia e positività per un futuro integrato con l’IA. Mentre in paesi come gli Stati Uniti, il Canada o l’Inghilterra, la percentuale scende ulteriormente, arrivando fino a circa il 30%.
Dall’analisi di questi dati emerge una forte divergenza tra l’Occidente e l’Oriente, ed è quindi spontaneo chiedersi a che cosa sia dovuta. Sebbene l’economia e la politica nazionale abbiano un loro peso sulla percezione dell’IA, per capire a fondo la motivazione di tale discrepanza bisogna tenere conto anche delle fondamenta tradizionali e culturali che hanno costruito questi due mondi.
L’Occidente
I paesi occidentali sono caratterizzati da una forte attenzione all’individuo e alla tutela dei lavoratori, che si traduce in un maggiore focus sull’individualità e sul mantenimento della propria libertà. Quindi l’IA viene concepita come creazione esterna da noi; e la nostra continua crescita di dipendenza da essa porta con sé l’ansia di essere privati della privacy personale, dell’autonomia individuale e dell’unicità che ci caratterizzano come persone, che per anni sono state alla base di idee essenziali all’interno della società occidentale.
L’Oriente
Mentre in Oriente, grazie all’influenza di una lunga tradizione confuciana, il benessere della società, il collettivismo e l’armonia tendono ad assumere un ruolo prevalente anche nello sviluppo dell’IA. Allo stesso tempo, la visione dell’universo come tutto uno semplifica l’approccio e l’accettazione orientale dell’IA come semplice strumento di miglioramento. Permettendo così anche l’abbattimento della barriera concreta tra esseri umani e tecnologia, e creando di conseguenza una maggior integrazione e cooperazione a beneficio delle comunità.
Che impatto hanno?
Tutto questo si traduce direttamente anche nella regolazione, nell’etica e nell’approccio dell’IA:
Nell’Unione Europea, la stesura dell’EU AI Act, che divide l’IA in livelli di sicurezza, mette in evidenza la protezione, la trasparenza e la privacy come pilastri delle sue fondamenta, stabilendo al contempo la centralità dell’individuo e la preferenza per una regolazione più severa.
Negli Stati Uniti, che vedono la rivoluzione dell’IA come uno degli obiettivi per mantenere il proprio primato nel commercio, nell’innovazione e come potenza, si preferisce istituire regole che siano orientate al mercato e che possano proteggere il settore tecnologico;
In Asia, soprattutto in Cina, il governo assume un ruolo principale nello sviluppo dell’IA, oltre a imporre restrizioni e regolamenti in ambiti specifici; incentiva fortemente la ricerca e l’implementazione all’interno della propria comunità e sull’infrastruttura. Portando così avanti il concetto di “Developmental State” che equivale a stabilità, orgoglio nazionale e sviluppo strategico per gli asiatici.
Quindi il divario tra Oriente e Occidente si basa su tre punti cruciali:
Visione vs. Protezione: i regolamenti occidentali sono focalizzati sulla protezione mentre quelli orientali sull’integrazione;
Ruolo dello Stato: in Asia lo Stato si pone come il primo in linea all’interno del sistema, permettendone lo sviluppo e l’innovazione, a differenza dell’Occidente;
Fiducia nel Progresso: le filosofie presenti nei due mondi valorizzano concetti diversi; in particolare, l’Asia, con i suoi valori di interconnessione e di armonia sociale, rivede nell’IA un mezzo per il proprio sviluppo e non una minaccia.
Conclusione
In conclusione, la differenza d’approccio occidentale e orientale all’IA non è semplicemente un fenomeno dovuto all’economia, ma anche alla filosofia e ai valori presenti in ciascun paese. Infatti, la presenza di radici culturali e la creazione di modelli di governance diversi portano conseguentemente a percezioni differenti. Da una parte ritroviamo cautela protettiva, mentre dall’altra inclusività e integrazione; seppur profondamente diversi, offrono un dualismo contrastante ma altrettanto interessante da tenere in considerazione per il corretto sviluppo futuro dell’IA.
Autore: Chen Xiang
Fonti: Public Opinion | The 2026 AI Index Report | Stanford HAI, Why Asia Is More Enthusiastic About AI Than the West – The Diplomat, Global AI Regulation: A Closer Look at the US, EU, and China | Transcend